Minori in Comunità: Lettera ai Capigruppo della Camera dei Deputati firmata dagli Assessori dell’ambito di Desio

Minori in Comunità: Lettera ai Capigruppo della Camera dei Deputati firmata dagli Assessori dell’ambito di Desio

12 Maggio 2015 0 Di Matteo Figini

Visto e considerato il silenzio che regna ormai da un anno nonostante la mia prima lettera, questa volta sono riuscito ad ampliare la platea dei firmatari e quindi la condivisione su questo tema davvero delicato e sin troppo sottovalutato dalla politica centrale.

Pertanto, seguendo uno schema di concetti e argomenti che già avevo seguito nella prima lettera, abbiamo redatto a “14 mani” e col supporto dei tanti dipendenti comunali che collaborano con noi, una seconda lettera rivolta a tutti i capigruppo della Camera dei Deputati, alla Presidente On. Boldrini e per conoscenza anche al Sindaco di Torino Fassino, in qualità di presidente di Anci.

Tale lettera è anche stata inviata a tutti i presidenti delle Assemblee dei Sindaci del Monzese nella speranza che in tanti scrivano e seguano il nostro progetto.

Senza troppi giri di parole, “copio-incollo” qui sotto il testo integrale della lettera inviata e RINGRAZIO TUTTI LE ASSESSORI COFIRMATARIE CON ME: abbiamo dimostrato e continueremo a dimostrare giorno per giorno che al di là delle bandiere politiche ci sono tematiche territoriali importanti da seguire con convinzione e levare la nostra voce nei confronti di chi, a Roma, purtroppo non vive i problemi territoriali che noi affrontiamo ogni giorno e quindi non sa nemmeno metterci nelle condizioni di lavorare al meglio.

Per chi fosse interessato (giornalisti o qualsiasi lettore del blog) posso fornire le tabelle numeriche citate nel testo a dimostrazione dei dati (comunque i più rilevanti sono citati): scrivete pure a info@fdivaredo.it

 

Oggetto: Patto di Stabilità e impatto sulle politiche sociali. Proposta dell’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Territoriale di Desio

 

Stimatissimi Onorevoli tutti,

mossi dal desiderio di fare conoscere a Voi tutti un’importante tematica territoriale che ogni anno impegna i nostri bilanci comunali con centinaia di migliaia di Euro, andiamo a illustrarla in modo sintetico e oggettivo, confidando che, a livello centrale, possiate individuare idonee soluzioni.

Come comunicato anche in una precedente mail a Voi inviata dell’Assessore Figini Matteo della Città di Varedo che non ha mai ricevuto riscontri (se non in modo formale e non sostanziale dalla segreteria della Presidente), nessuno vuole entrare in disquisizioni più o meno tecniche e politiche sulla bontà e l’utilità del Patto di Stabilità: siamo Amministratori di diverso colore politico mossi dal comune desiderio di agire al meglio per le politiche sociali nei nostri territori, in questi anni di durissima crisi.

In calce alla presente lettera, una semplice tabella mostra alcuni indicatori economici inerenti la spesa sociale dei nostri comuni.

Mediamente spendiamo il 20% delle risorse pubbliche per interventi di tipo sociale, gran parte dei quali sono da garantire ex lege, lasciando alle singole Amministrazioni locali molto meno margine alla discrezionalità di quanto i cittadini siano portati a credere.

Gli aumenti delle tasse e gli aumenti tariffari, nel corso degli ultimi anni, non hanno consentito minimamente di ampliare i servizi sociali in generale: si cerca di mantenere con molta fatica e con molte meno risorse quelli più incisivi, importanti ed essenziali.

E la causa di ciò è “tremendamente” semplice: il patto di stabilità.

Gli anni recenti non hanno consentito neppure di contare sulle entrate dei “famosi” oneri di urbanizzazione anche se riuscire a dare ai cittadini maggiori servizi solo se si “cementifica” non è certo buona e utile politica per una comunità. Oggi i Comuni hanno la “sfortuna” (rigorosamente tra virgolette) di non poter quasi più contare sugli oneri di urbanizzazione: lo Stato non provvede più a sufficienza a porre gli enti locali in grado garantire i servizi e infine non ci consente di spendere come dovremmo e potremmo vista la liquidità in cassa.

Il Patto di Stabilità è questo: lo Stato non consente ai Comuni di garantire ai cittadini che pagano le tasse le risposte ai bisogni di servizi che chiedono e che meriterebbero.

Sono diminuiti i trasferimenti da tutti gli enti sovraordinati mentre aumentano le domande e i bisogni sociali: forse a Roma non vi accorgete di ciò, ma chi vive la Politica sul territorio può comprendere meglio. Settimanalmente ognuno di noi incontra cittadini esodati, sfrattati, con bollette arretrate da pagare e interruzione di fornitura alla prima non pagata; cittadini di tutte le età che ci consegnano curricula implorandoci di trovare loro un lavoro ed informandoci che i vari uffici di collocamento non sanno dare risposte, ecc ecc.

 

Perché questa lettera?

Perché riteniamo indispensabile iniziare a valutare di scorporare parte della spesa sociale dal calcolo del Patto di Stabilità: il patto stesso deve essere severo con chi sperpera, con chi spende per servizi non essenziali, per opere faraoniche, con chi “si garantisce le rielezioni” con opere assolutamente inutili. Di certo non dovrebbe porre limitazioni a spese obbligatorie per legge, ad impegni che un Comune è tenuto ad assolvere e che se non vi adempie, un dirigente pubblico o un politico ne rispondono personalmente!

Ecco quindi, secondo noi, un esempio di un primo servizio da scorporare dal patto di stabilità: le spese per i minori in comunità.

In un percorso, in cui un giudice del Tribunale per i Minori affida, con decreto, al Sindaco un minore per un collocamento in comunità, o disponga, sempre con decreto, incarico all’equipe di professionisti di realizzare un progetto di tutela a favore di un minore, si verifica quanto segue.

Gli assistenti sociali e gli psicologi dell’equipe tutela minori dei comuni dedicano parecchie ore per colloqui ed interventi connessi alla presa in carico dei minori e del loro nucleo famigliare, alla valutazione delle competenze genitoriali, alla definizione del progetto e conseguentemente dell’intervento da mettere in atto, arrivando anche ad un eventuale inserimento in una comunità, cercandone poi una che sia disponibile, ma soprattutto rispondente alle esigenze specifiche del minore e della sua famiglia in difficoltà.

Le rette delle comunità sono molto elevate con richieste di spesa, a persona, che variano dai 70 ai 100 €/pro-die e pro-capite. Bisogna, infatti, tenere presente che si verificano anche situazioni di inserimento di madri con i propri figli (che comportano conseguentemente spese elevate) o di più minori in quanto fratelli/sorelle.

Si tratta di interventi, a volte non preventivabili, o che addirittura si possono verificare in emergenza, in qualsiasi momento dell’anno, a dispetto di qualsiasi previsione, senza aver avuto la possibilità di aver programmato tali spese a bilancio.

Siamo consapevoli che è per noi  doveroso convogliare migliaia di euro mensili per occuparsi di un solo minore in stato di bisogno, a maggior ragione se ciò viene disposto dai tribunali, mentre togliamo risorse per alcuni servizi essenziali all’intera comunità locale. A tal proposito ci chiediamo se è giusto che questo secondo aspetto del problema accada in virtù di un patto che vincola le risorse anche dei comuni virtuosi.

In questo periodo di grave crisi e di sempre più limitate risorse economiche, per le amministrazioni comunali, diventa impresa ardua destinare queste cifre alla tutela minori e pensare di destinarne altrettante alla collettività in generale. Non e’ rispettoso della funzione insita in ogni amministrazione comunale, intervenire su una sola tipologia di utenza a scapito di un’altra, perché ciascun cittadino porta legittimi bisogni, degni allo stesso modo di essere sostenuti e riconosciuti dall’ente pubblico.

Concretamente oggi, trovare soldi per pagare la retta di una comunità per un minore significa distogliere fondi da tutta una serie di altri importanti servizi sociali che quotidianamente non si possono non garantire: dai contributi agli indigenti e alle famiglie sempre più in difficoltà con la crisi (tra cui almeno 200 famiglie sui sette comuni ad oggi con sfratti esecutivi nel giro di pochi mesi) ai servizi residenziali e all’assistenza domiciliare per anziani e disabili, agli asili nido e a tanti altri servizi.

A consuntivo 2012 i nostri comuni hanno speso mediamente più del 7% dell’intera spesa sociale pari a 1.899.752 € per trattare lo 0,005 per mille dei nostri residenti. Questo significa che un centinaio di minori accolti in struttura (consuntivo anno 2012; ultimo dato certo disponibile, ma possiamo anticipare che il trend resta identico anche sul 2013 dove forniamo il dato “per testa”) sottraggono ad una collettività, oggi in stato di enorme bisogno e disagio, una mole di risorse sulla quale vorremmo farvi riflettere e interrogare.

E’ evidente che gli interventi sociali comunali per prevenzione sono stati tagliati da anni; nei comuni si “raschia il fondo” per trovare soldi per garantire il minimo indispensabile. Siamo ormai passati da una logica di Welfare programmatoria e di prevenzione ad una logica esclusivamente di Welfare “delle priorità delle priorità”, ovvero delle urgenze che “tamponano” le situazioni nell’immediato, ma che, non potendo investire su una seria progettualità ed interventi, porterà, nel medio periodo, ad un’ulteriore spesa sociale e sanitaria per un bisogno che probabilmente si sarà aggravato o cronicizzato, proprio perchè non risolto adeguatamente nei tempi e nei modi opportuni.

Il Patto di Stabilità è una legge fatta di tecnicismi che ignora tutte le implicazioni che produce rispetto ai cittadini che hanno bisogno di interventi sociali.

Perché dovremmo reperire altrove, quando i soldi sono bloccati nelle tesorerie comunali?

Nella speranza che ognuno di voi possa trovare del tempo per rispondere ma soprattutto per agire con gli atti parlamentari che riterrete più efficaci, Vi invitiamo a visionare nel dettaglio la tabella allegata.

Si ringrazia per l’attenzione e si porgono cordiali saluti.

 

La Presidente dell’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Territoriale di Desio e Assessore ai Servizi alla Persona e alla Famiglia del Comune di Desio

Francesca Biella

 

Comune di Bovisio Masciago                                        Comune di Cesano Maderno

Assessore alle Politiche Sociali                                     Assessore ai Servizi Sociali

Barbara Colombo                                                                Sara Valentina Mariani

 

Comune di Limbiate                                                   Comune di Muggiò

Assessore ai Servizi per la persona                              Assessore Servizi alla Persona

Franca Basso                                                                        Daniela Tobaldini

 

Comune di Nova Milanese                                           Comune di Varedo

Assessore ai Servizi Sociali                                         Assessore ai Servizi al Cittadino

Savina Frontino                                                                    Matteo Figini